Le badanti: dispositivo stabilizzatore e rivelatore di tensioni - Seconda parte

di Gino Mazzoli - Psicosociologo, consulente progetto Madreperla, Reggio Emilia
febbraio 2006

 

Alla luce della analisi svolta nella prima parte di questo intervento (pubblicato nello scorso numero di "Qualificare"), ci permettiamo di evidenziare alcune piste di lavoro che emergono dall'esperienza del progetto Madreperla.

Favorire  risposte collettive
Se i servizi non possono dare risposta ad ogni nuovo problema possono però contribuire a rinforzare la capacità di risposta  dei cittadini (autoctoni e immigrati) favorendo forme di cooperazione nel fronteggiamento di questi problemi: infatti per le  famiglie  affrontare insieme, ad esempio, il problema della sostituzione di una badante (utilizzando un sistema di referenze in una rete di vicinato), potrebbe consentire di gestirlo e sopportarlo  meglio; così come  le  donne immigrate  potrebbero  sottrarsi alla loro solitudine o alle cooperazioni "interessate" di connazionali e organizzazioni non sempre limpide, se instaurassero una collaborazione collettiva sostenuta da un sistema di servizi con capacità inventiva e flessibilità.

Sostenere forme di comunitarizzazione della risposta, offrendo assistenza e orientamento, anche in contesti informali, ai problemi della gestione dei parenti anziani, consentirebbe di condurre fuori dalla solitudine scelte e gravami che  le famiglie vivono spesso con  ansie e sensi di colpa. Accanto all'ipotesi di costituire cooperative di lavoratrici immigrate  per l'assistenza agli anziani, potrebbe risultare plausibile la strada del sostegno alla costruzione di piccole reti tra famiglie  per la gestione comune - con la collaborazione di donne immigrate - dei propri parenti anziani.

In quest'ottica anche la cooperazione sociale potrebbe ritrovare uno spazio oltre la deriva  contoterzista che sembra sempre più caratterizzare il suo presente e il suo futuro: il ritorno alle origini, all'organizzazione dei cittadini su base mutualistica a partire da bisogni nuovi, non gestiti dall'attuale sistema di welfare, sembra una strada per riallacciare legami (ormai piuttosto evaporati) con la società civile e al contempo per aprire nuovi spazi di mercato.

Costruire  governance coi soggetti informali
Ma l'elemento centrale di una strategia  volta a fronteggiare con incisività i problemi di cui abbiamo parlato i questo rapporto di ricerca  è la governance dell'informale. L'espressione governance è ormai abusata, ma definisce con precisione la situazione che le istituzioni si trovano di fronte nel caso delle badanti.

Nelle società complesse le leadership non si possono costruire inviando direttive dall'alto: il locale vanta un grande potere di interdizione. Oggi acquisisce autorevolezza chi riesce ad allestire contesti concertativi. Per governance si intende in fondo questa capacità di fare i conti con l'allargamento dei soggetti (formali e informali) che entrano in gioco nei processi decisionali.

E' a questo livello ci sembra si giochi il crinale della promozione della democrazia: nel riconoscimento reciproco dei diversi livelli di autorevolezza che istituzioni e società civile sono in grado di esprimere, costruendo sistemi di concertazione per lo sviluppo dei territori locali e dei loro legami reticolari, uscendo da un rissoso campanilismo che, come sempre, non disturba il manovratore.

Nel caso delle badanti il peso dell'informale è di rilievo assoluto:
- "pizzo" per l'ingresso in Italia
- 50% di mercato affidato a clandestine
- tendenza all'aumento (o comunque al permanere) della clandestinità

Sarebbe perciò illusorio e illuministico immaginare in una situazione simile un sistema di informazione perfetta tra i diversi attori e una competenza titanica dei servizi pubblici nel formalizzare ogni passaggio e nell'assumersi ogni compito di mediazione tra il sistema "famiglie" e il sistema "donne immigrate".

I Servizi sono chiamati perciò a valorizzare e utilizzare i diversi soggetti del privato sociale che oggi svolgono questa rilevante funzione (a valenza pubblica) di mediazione tra immigrati, famiglie e sistema istituzionale di welfare.

Il sistema pubblico non è  attrezzato per assorbire a breve termine il lavoro di intermediazione tra famiglie e donne immigrate, ma allo stesso tempo il privato sociale non è un sistema integrato e sinergico. Si apre allora un ruolo di grande rilevanza da parte dei Servizi pubblici: non tanto , come spesso si teme, di acquisto dei prodotti del privato sociale "a scatola chiusa", bensì di selezione delle iniziative da sostenere entrando nel merito delle modalità con cui le diverse organizzazioni lavorano, allo scopo di qualificare e articolare maggiormente le risposte.

Gestire la governance di un fenomeno come quello degli anziani assistiti da donne immigrate richiede grande flessibilità culturale e organizzativa. Non si può evitare di fare i conti con l'area della clandestinità: non farlo significherebbe rimuovere più della metà del fenomeno.

Tutelare i diritti seguendo la via del formalismo significa creare tutele astratte, anonime, che non costruiscono fiducia.

Proprio la fiducia è il bene più prezioso per la gestione di problemi come quello in esame. E la fiducia, com'è noto, non si crea  senza attenzione alla dimensione relazionale, all'informale, alla persuasione costruita giorno per giorno, che è in fondo il modo femminile di costruire le regole. Le regole giuridiche sono vigenti in quanto rispettate  e non viceversa. Il diritto è un fenomeno sociale. L'emanazione autoritativa della norma è solo una polarità del fenomeno giuridico(1).
 
Senza andare contro le leggi è possibile ad esempio:
- considerando come cliente del servizio la famiglia, erogare servizi  di mediazione, tutoring e counseling al sistema famiglia-badante (prescindendo dalla situazione di clandestinità o meno in cui quest'ultima si trova)
- costruire dei ponti tra istituzioni locali (imprese, enti locali) e dei Paesi di provenienza delle donne (ad esempio la Chiesa) in grado da funzionare da garanti di un transito maggiormente protetto e di un lavoro reperibile con un peso minore dei taglieggiamenti.

Costruire un sistema informativo vivente
Un obiettivo come quello descritto al punto precedente non si può perseguire senza l'allestimento di contesti concertativi adeguati. Contesti che a loro volta non possono fare a meno di un'alimentazione informativa  relativa al fenomeno complesso che si tratta di gestire, pena, in caso contrario, l'attivazione di azioni irrilevanti. Occorre insomma costruire un intreccio di  flussi informativi provenienti da più fonti:
- dai servizi pubblici, in possesso in genere di  informazioni  parziali
- dai servizi del privato sociale e dal sindacato che detengono informazioni cruciali, ma sovente disorganiche

Un fenomeno in continuo cambiamento come quello delle assistenti private straniere che si prendono cura di anziani non può essere conosciuto e gestito se non tramite un sistema di rilevazione vivente, vale dire costituito da flussi informativi non solo cartacei, ma innanzitutto relazionali.

Convocare periodicamente i responsabili delle maggiori organizzazioni che intercettano questo fenomeno (a discutere sia dei dati quantitativi raccolti sia delle percezioni che del fenomeno hanno questi soggetti), costituirebbe un presidio solido, perché le percezioni esperienziali e i dati quantitativi si rinforzerebbero e si testerebbero reciprocamente.

Un sistema informativo con un simile livello di interattività e vitalità costituirebbe un luogo privilegiato per tutti gli attori del welfare per co-costruire orientamenti comuni nell'affrontare i nuovi problemi che tale fenomeno pone.


Nota

(1) VIOLA F. Il diritto come pratica sociale, Milano, 1990

 

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