Il tutoring domiciliare cresce

di Giselda Rusmini - Istituto per la Ricerca Sociale, Milano
ottobre 2010


Gli interventi di sostegno e formazione “in situazione” delle assistenti familiari da parte degli operatori dei servizi domiciliari si stanno moltiplicando. Si tratta di azioni che tendono di volta in volta ad “alleggerire” le richieste d’assistenza che arrivano ai servizi (attraverso un tutoraggio che può essere temporaneo, oppure continuativo solo per alcune prestazioni assistenziali specifiche) e a garantire alle famiglie un minimo di qualificazione e controllo sullo svolgimento dell’attività di cura prestata dalle assistenti familiari.

Il contatto che si stabilisce fra operatrici di base e assistenti familiari può assumere la forma di un passaggio di informazioni e competenze della prima nei confronti della seconda (formazione “in situazione”), servire a sostenere la famiglia e la lavoratrice nel loro rapporto (sostegno alla relazione), gestire la regia degli interventi previsti dal piani di assistenza.

L’interazione tra queste due figure può generare preziosi anelli di congiunzione tra il servizio pubblico e la sfera del privato familiare.

 
Informalità e strutturazione
 
Spesso alcune di queste attività si realizzano in maniera “informale” nell’ambito del lavoro ordinariamente svolto dai servizi locali di assistenza domiciliare. Le operatrici (OSS, ASA, AdB, ecc.), nel momento in cui si trovano ad assistere un anziano che ricorre ad un’assistente familiare, trasmettono a quest’ultima alcune conoscenze sull’attività di cura (ad esempio, come fare la mobilizzazione, ecc.), in modo da migliorare la qualità dell’assistenza e, ove possibile, rendere autonoma la badante.[1]
 
In altri casi, invece, si tratta di un servizio formalizzato, che come tale viene proposto all’utenza. Ad esempio, i Servizi Assistenza Anziani delle province di Parma, Reggio Emilia e Modena assicurano, su richiesta, il tutoring domiciliare: un insegnamento individuale all'assistente familiare a domicilio, da parte di operatrici del servizio pubblico appositamente formate come ‘tutor’, ed un sostegno alla relazione famiglia-assistente.[2]
 
Crescono le esperienze di tutoring sviluppate a livello locale, così come crescono i richiami alla necessità di fornire un servizio di tutoraggio delle badanti in atti normativi regionali.
 
La Regione Emilia-Romagna, dal 2007, prevede che il servizio di assistenza domiciliare offra anche un’attività di “supervisione e consulenza, affiancamento, integrazione ed eventuale sostituzione, tutoring di assistenti familiari che prestano cure ed assistenza a persone non autosufficienti” (DGR 1206, All. 2). La funzione di tutoring, svolta da operatori della rete (OSS, RAA, educatore, etc.) adeguatamente preparati, è intesa sia come sostegno alla famiglia che come monitoraggio della corrispondenza del progetto assistenziale ai bisogni della persona non autosufficiente e per l’affiancamento all’assistente familiare.
 
La Lombardia, con la circolare del 27.12.2007, “Indicazioni per i piani di formazione del personale dei servizi sociali e sociosanitari, anno 2008”, indica tra gli altri obiettivi la necessità di formulare interventi di aggiornamento per ASA in servizio “con particolare riferimento all’area del sostegno alla domiciliarità e all’intervento in presenza di assistenti familiari al fine di assicurare un supporto formativo e informativo alle “badanti” ed un affiancamento tecnico sia ai familiari che alle persone assistite”.
 
Recentemente, anche la Regione Sicilia, con la DGR 885/2010, ha indicato la necessità di sviluppare modalità flessibili per favorire la partecipazione delle lavoratrici occupate a moduli formativi, quali servizi di sostituzione delle assistenti familiari durante le assenze e servizi di accompagnamento/tutoring da parte di un operatore socio-sanitario.
 
Superare le diffidenze
 
Per svolgere il ruolo di tutor, alle operatrici del servizio pubblico sono richieste delle competenze che vanno oltre quelle tradizionali, previste dal sistema della formazione professionale.
 
Anche nel caso dei servizi “non strutturati”, l’interazione spontanea che si viene a creare fra operatrice del servizio pubblico e badante può richiedere conoscenze nuove e momenti di confronto, in quanto non è esente da tensioni e rivalità. Come messo in luce dall’intervento di Ghibellini e Credi  in questo numero, le operatrici dei servizi lamentano le difficoltà a stabilire un rapporto con le assistenti familiari, con un vissuto di sospetto e diffidenza nei loro riguardi, dovuto anche ad una scarsa conoscenza del loro ruolo, ed esprimono l’esigenza di momenti periodici di formazione e confronto.
 
Nei servizi strutturati, dove al tutor domiciliare è richiesto di svolgere una funzione di guida, di insegnamento personalizzato, di osservazione e monitoraggio degli interventi delle assistenti familiari, di controllo della corretta realizzazione di un progetto assistenziale, è in genere prevista una formazione ad hoc per sviluppare queste nuove competenze.
 
Le ragioni della crescita
 
Le attività di formazione e di vero e proprio coaching on the job qui ricondotte sotto il termine tutoring possono generare benefici a più livelli:
 
  • Qualificazione del lavoro dell’assistente familiare: spesso le assistenti familiari non sono disposte, o sono impossibilitate, a seguire gli appositi corsi di formazione in aula, organizzati sulla base degli standard regionali, quasi sempre superiori alle 100 ore. La formazione a domicilio permette all’assistente di migliorare le proprie competenze nell’attività di cura.
     
  • Miglioramento delle cure ricevute dalla persona non autosufficiente: l’intervento formativo dell’operatrice del servizio pubblico nei confronti della badante consente un’assistenza più adeguata, in funzione delle caratteristiche di salute, familiari e ambientali.
     
  • Alleggerimento della pressione sul servizio di assistenza domiciliare: la formazione “in situazione” offerta dal servizio favorisce l’autonomia della badante nello svolgimento delle attività di cura. Il servizio propone così una sorta di “patto” con la famiglia: non potendo garantire sempre un’assistenza intensiva alla persona non autosufficiente, può offrirla nella fase iniziale di inserimento in famiglia della badante, in virtù dell’interesse a renderla autonoma, per poi ridurre le ore di servizio.
     
  • Integrazione del lavoro delle assistenti familiari nella rete dei servizi: l’attività di tutoraggio, intesa come supervisione alla corretta realizzazione del piano assistenziale individualizzato, permette una effettiva realizzazione delle cure prestate dalla badante in coerenza con i bisogni dell’anziano e le altre prestazioni di cui usufruisce, così come individuati dal servizio.

Il tutoring può completare altre forme di sostegno: sportelli, contributi economici, formazione. Diverse sono le dinamiche ancora da approfondire su questa pratica, ma le esperienze in corso concordano nell'indicarlo come un  importante anello di congiunzione tra il servizio pubblico e la solitudine del mercato privato. Altri interventi rimangono al limitare della relazione famiglia/assistente, senza entrare nella prossimità di quello che accade fra le mura domestiche. Il tutoring testimonia la volontà del servizio pubblico di sostenere “dal basso” i bisogni di cura delle famiglie e la qualità dell'assistenza.


[1] Si veda l’intervento di Alice Ghibellini e Beatrice Credi in questo numero.
 
[2] Tale attività è stata sviluppata nell’ambito dei progetti Serdom e Madreperla (si veda in proposito l’articolo sull'esperienza modenese, in questo numero).
Un altro esempio è rappresentato dal progetto “Un euro all’ora”, della Provincia di Siena, che nell’ambito degli interventi di formazione rivolti alle assistenti familiari, offre l’affiancamento alla badante da parte di un tutor specializzato, proveniente dalle Cooperative Sociali. Il servizio offre 10 ore di dimostrazione pratica delle tecniche di assistenza, a domicilio dell’utente (scarica qui la pubblicazione sul progetto).
Un ulteriore caso è dato dall’esperienza di Torino, riportata in questo numero nell’intervista a Marina Merana. 
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