Visibili e invisibili, dopo la sanatoria

A colloquio con Pedro Di Iorio - Servizio Accoglienza Immigrati, Caritas Ambrosiana
marzo 2010



Il giorno dopo lo sciopero nazionale degli immigrati, ritorniamo nella "invisibilità" del lavoro di cura con Pedro Di Iorio, responsabile del Servizio Accoglienza Immigrati (SAI) della Caritas Ambrosiana, Milano, zona stazione Centrale. Dopo l'introduzione del reato di clandestinità e una sanatoria con riscontri modesti, gli giriamo alcune domande sugli effetti di questi provvedimenti, visti dal suo osservatorio.
 

Di Iorio: Al nostro servizio accedono sei-settemila immigrati l'anno. Dall’ascolto delle persone, a volte anche irregolari, è possibile affermare che il primo impatto con le norme del “pacchetto sicurezza” ha generato timore. Parliamo di flussi migratori e quindi di persone in situazione di disagio, di vulnerabilità, dovuta all’assenza di lavoro e reddito, di sistemazione abitativa decorosa, spesso sul crinale della marginalità sociale, eppure di persone il cui percorso migratorio è caratterizzato da motivazioni forti e sane, prima tra tutte quella di creare benessere di ritorno ai propri cari rimasti in patria. Si tratta sovente di donne sole o con minori a carico, di uomini fuggiti da una realtà precaria e instabile, o più semplicemente di percorsi migratori costellati da insuccesso e fallimento.

Profili di immigrati ben diversi da quelli, innegabilmente presenti sul territorio ma riconducibili a cifre  residuali, che operano azioni di trafficking, violenza e criminalità organizzata. L’intento dichiarato dal legislatore nell’applicazione del reato di clandestinità è stato quello di colpire proprio queste sacche di migrazione atta a delinquere. Si tratta di immigrati in possesso di strumenti e risorse economiche, frutto di illeciti, più che sufficienti a garantire coperture fittizie, abitazioni e tenori di vita superiori alla media, in grado di sfuggire ai controlli delle istituzioni preposte.

Al contrario chi è irregolare o è divenuto irregolare e versa in condizioni di disagio avverte, pur senza commettere atti criminosi, forti sentimenti di paura generati dalla reale possibilità di espulsione o detenzione che la normativa del pacchetto sicurezza ha amplificato. In molti immigrati irregolari, privi di qualsiasi chance di regolarizzazione, il reato di clandestinità, e la possibile pena detentiva che ne consegue, hanno generato l’ansia della visibilità e in un certo numero di casi, addirittura, la scelta di dichiarare il fallimento del progetto migratorio e di rientrare nel paese d’origine. 


Qualificare: Qual è stato l’effetto delle nuove norme sui datori di lavoro degli immigrati irregolari?

Di Iorio
: Chi forniva lavoro a giuste condizioni a immigrati irregolari, per il reale utilizzo delle proprie competenze lavorative o per l’evidente utilità sociale del lavoro svolto, come ad esempio l’ambito del lavoro di cura della persona, esprime ora maggiori timori nell’instaurare nuovi rapporti di lavoro con chi è perseguibile per il reato di clandestinità.

Diversa è la riflessione su chi da sempre ha inteso avvalersi di manodopera clandestina o irregolare, allo scopo di trarne profitto. In questo caso la nuova legge non sembra aver indotto cambiamenti. Risulta ancora diffuso il sistema del caporalato, che utilizza le disposizioni previste nel decreto legge e le conseguenti sanzioni a carico degli immigrati come arma di ricatto nei confronti degli stessi. Peraltro le pene relative al datore di lavoro (reclusione fino a tre anni e multa fino a 5.000 euro) non appaiono inasprite in termini di monitoraggio e controllo effettivo. Chi intende speculare sulla condizione di fragilità e irregolarità continua a farlo.


Qualificare: Subito dopo l’introduzione del reato di immigrazione clandestina è stata realizzata una nuova sanatoria per i lavoratori domestici. Come giudichi il risultato di questa operazione?

Di Iorio
: Il pacchetto sicurezza ha posto in evidenza una contraddizione sostanziale da tempo evidente. Alludo alla presenza di centinaia di miglia di persone immigrate, in gran parte donne irregolari, che da anni lavoravano nell’ambito del welfare domestico.  Applicare a questo gruppo di lavoratori di evidente utilità sociale il reato di clandestinità è parso inopportuno e ciò ha dato origine alla sanatoria.

La sanatoria ha avuto riscontri modesti. Le istanze presentate (294mila)  sono state meno della metà di quelle previste e dai primi dati una quota, più che fisiologica, di tali domande risulta frutto comunque di compromessi, speculazioni e inganni. Molte domande di regolarizzazione riguardano network etnici (elevato è il numero dei regolarizzati maschi) che sappiamo non essere in realtà inseriti nel mercato del lavoro di cura della persona. Appare quindi evidente dai dati a disposizione che per molti immigrati - donne in particolar modo - la ‘sanatoria’ non ha sortito gli effetti desiderati. Altri aspetti deterrenti per i datori di lavoro sono riconducibili alla mancanza di informazioni, alla complessità delle procedure, come pure ad infondati timori di sovraesposizione e più ancora alla discutibile volontà di evitare oneri economici troppo elevati.

Il nostro servizio fornisce consulenza legale alle famiglie e agli immigrati sulla sanatoria. Uno dei dati più evidenti riguarda il rapporto tra domande di regolarizzazione inoltrate e rapporti di lavoro ancora sommersi. Circa il 20% delle richieste di consulenza successive al periodo di sanatoria vede coinvolti immigrati impiegati dalle famiglie permanendo lo status di irregolarità.
 
 

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