Il “badante di condominio”. Storia di un’esperienza

di Laura Mussano - Direttore Consorzio Servizi Socio Assistenziali di Alessandria
marzo 2010



Nel linguaggio del lavoro sociale capita di riferirsi al rapporto “teoria–prassi–teoria”, con riferimento a uno dei principi fondamentali, ed anche il più complesso, delle professioni d'aiuto: la necessità di connettere con rigore le nozioni teoriche con la pratica quotidiana, al fine di dare valore scientifico al lavoro di servizio sociale.  A questo principio occorre però accompagnare un altro concetto, che può apparire sorprendente ma altrettanto  irrinunciabile: la creatività professionale, ossia la capacità di scoprire, stanare, inventare possibili soluzioni, percorsi e ipotesi tutte da sperimentare. 
La sintesi tra i concetti teorici e la creatività si traduce nella produzione di idee, di proposte, di sfide cui gli Assistenti Sociali non possono rinunciare, pena la perdita del valore proattivo della relazione d’aiuto. Da questa sintesi nasce l’esperienza del “condominio sociale”.[1]

Il contesto nel quale l’ idea si concretizza è rappresentato da un immobile di proprietà dell’Istituto Nazionale Infortuni sul Lavoro, situato nel centro di Alessandria, nel quale vivono 7 nuclei composti da persone con gravi disabilità, assistite singolarmente da assistenti familiari in relazione ai bisogni personali di ciascun nucleo.
 Nella presa in carico delle famiglie si è rilevato che alcuni bisogni sono comuni: piccole riparazioni, accompagnamenti vari, spesa e  disbrigo pratiche, connessione e comunicazione tra i condomini. Si è così individuata la figura di un operatore collettivo il badante di condominio, remunerato in quota parte dall’Associazione costituita ad hoc, denominata "Associazione Condominio Sociale".[2]
 
Per l’individuazione del soggetto più idoneo ad assumere il ruolo di “badante condominiale” si è scelto tra i soggetti “fragili” conosciuti dal servizio sociale, ma con potenzialità operative e capacità relazionali. Gli elementi della valutazione di questa iniziativa sono stati individuati in tre variabili fondamentali: soddisfazione dell’utente/cliente, economicità del servizio, riproducibilità del progetto.
 
L’iniziativa è sostenuta finanziariamente dal Consorzio dei servizi socio-assistenziali di Alessandra ed è previsto il coinvolgimento dell’ASL. Un maggior sostegno economico al progetto consentirà di potenziare l’impegno del “badante” in relazione agli accresciuti bisogni dei condomini. In tal modo è possibile ancorare maggiormente le persone al loro domicilio e ritardare, anzi scongiurare, il ricorso a una struttura residenziale. Nella quale è indubbiamente più difficile coniugare saperi, competenze e creatività.




[1]
Il progetto è nato a giugno del 2005 e si è protratto sino al 2009. Oggi è in attesa di riattivazione con l'impegno dell'ASL a sostenere parte dell'onere.

[2] Il badante è stato assunto dall'Associazione Condominio sociale appositamente costituita con un impegno orario di 30 ore settimanali e una retribuzione di 1000 euro in quota parte a carico degli aderenti (i condomini/fruitori).
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