In progress 1: il progetto piemontese “Pari”

di Concetta Contini - Italia Lavoro, Torino
novembre 2009



Il programma regionale Pari dal titolo “Riqualificazione ed emersione del lavoro nero nell’ambito dell’assistenza familiare” è stato attivato nel 2008 dalla Regione Piemonte grazie all’integrazione di risorse ministeriali e regionali e ha visto un intervento su tutte le province piemontesi, attraverso l’assistenza tecnica di Italia Lavoro, agenzia strumentale del Ministero del Welfare.

Suo obiettivo principale è stato quello di ridurre il lavoro nero o “grigio” seguendo tre linee: 

  • interventi sul territorio attraverso la promozione di servizi integrati fra i servizi per il lavoro e i servizi sociali territoriali; la promozione di reti locali attraverso l’individuazione e messa in rete degli attori coinvolti a vario titolo: dalla cooperazione sociale alle organizzazioni sindacali, l’associazionismo ecc.; il potenziamento dei servizi per l’impiego attraverso l’attivazione di sportelli dedicati, interni ai Centri per l’impiego, per l’incontro tra domanda e offerta.
  • emersione dal nero nella forma di incentivi e contributi a sostegno delle famiglie, attraverso il pagamento dei contributi per un anno o come incentivo all’assunzione. In alcuni territori, i fondi messi a disposizione per queste misure si sono integrati con gli strumenti messi a disposizione dai servizi sociali, quali assegni di cura.
  • qualificazione delle assistenti familiari attraverso un percorso modulare che ha permesso di lavorare alla costruzione di un profilo professionale specifico, realizzato sulle esigenze lavorative; sperimentazione della validazione delle competenze non formali acquisite in ambito domestico, attraverso il meccanismo del riconoscimento dei crediti in entrata.

Il progetto, sviluppatosi all’interno delle politiche del lavoro, ha raggiunto risultati significativi[1].  La sua implementazione, nelle diverse progettazioni esecutive provinciali, ha anche messo in luce molte delle criticità, o meglio contraddizioni, che ruotano intorno al “fenomeno” del lavoro di cura.

Intervenire in modo capillare sui territori, favorire, anche grazie ai fondi Bindi, l’integrazione delle progettazioni locali, ha permesso di entrare dentro i problemi e alle difficoltà nelle quali si trovano i vari attori coinvolti e motivati a cercare  risposte adeguate, che  però molto spesso si trovano in presenza di scarse risorse e soprattutto non continuative nel tempo.

È emersa la parzialità e la frammentazione degli interventi e la difficoltà delle istituzioni a governare la conseguente complessità senza strumenti, risorse adeguate e impianto normativo di riferimento. Questo specifico segmento del mercato del lavoro vede una domanda che non ha strumenti e conoscenze per potersi muovere da imprenditore classico, un’offerta spesso inconsapevole dei propri diritti e  conseguentemente  l’isolamento di entrambe le parti. Occorre capire il senso di lasciare a un mercato “libero” la gestione di un fenomeno che assume dei caratteri sociali, oltre che privati, dove troviamo soggetti deboli su entrambi i fronti, bisognosi di assistenza e di cure, spesso poveri e con poche relazioni,  non in grado di districarsi nei meandri della burocrazia e delle pratiche contrattuali.

Sul fronte della qualificazione, Pari 2007 ha reso possibile attivare su ogni provincia piemontese percorsi di riqualificazione, chiedendo a tutti i territori uno sforzo volto a riempire i moduli formativi di contenuti che rispondessero il più possibile alle esigenze lavorative. A questo proposito è utile ricordare che ad oggi la Regione, per la formazione delle assistenti familiari, utilizza il primo modulo dell’OSS non avendo ancora un proprio profilo standard di riferimento.

Quali i livelli da potenziare messi in luce dalla sperimentazione? La definizione di un profilo che riconosca una qualifica professionale e che mantenga il riconoscimento dei crediti in uscita per permettere alle lavoratrici l’inserimento in percorsi formativi maggiormente evoluti quali l’OSS; l’evoluzione del sistema informativo a supporto dell’incontro domanda/offerta di lavoro; la realizzazione di sportelli specialistici multi-professionali; la messa a sistema della certificazione delle competenze non formali in ingresso.
 
Fondamentale diventa creare un sistema di governance capace di integrare le diverse programmazioni e i diversi livelli d’intervento, mentre è importante  creare meccanismi e figure professionali che possono facilitare  l’integrazione e la comunicazione  fra il welfare pubblico e privato.

Per concludere, la formazione qualifica la lavoratrice e ne aumenta le prospettive occupazionali e di crescita personale. Ma fa emergere una contraddizione: nel circuito dei servizi alla domiciliarità, dove il rapporto di lavoro è mediato da un ente pubblico che si serve di altri soggetti preposti quali le Agenzie per il lavoro e la cooperazione sociale, si riesce a salvaguardare gli aspetti contrattuali in cambio di professionalità adeguate, ma in un mercato in cui sempre di più chi assume è in condizioni economiche deboli (famiglie meno abbienti con redditi scarsi), questo si rivolgerà a un offerta precaria e disponibile a salari meno competitivi.

 


[1]  Sono stati attivati undici sportelli interni ai Centri per l’impiego: si tratta di servizi che funzionano con la modalità classica dell’incrocio domanda/offerta, ma che si avvalgono di collaborazioni informali di altri attori della rete in special modo dei Consorzi Socio Assistenziali.
Sono stati aperti sette servizi integrati, ovvero sportelli attivati attraverso protocolli d’intesa fra più attori istituzionali dove intervengono più professionalità in grado di rispondere alle diverse problematiche: le Province, gli Enti gestori dei servizi socio assistenziali, i patronati.
L’utilizzo degli incentivi messi a disposizione delle famiglie per il pagamento dei contributi in caso di assunzione registra al momento 101 regolarizzazioni sulle 309 preventivate; si ricorda però che i bandi sono ancora attivi fino alla fine dell’anno in corso.
Sul fronte della qualificazione, il programma ha formato alla professione di assistente familiare 675 persone di cui 90 attraverso la sperimentazione della certificazione delle competenze non formali.
Per quanto riguarda le assunzioni seguite alla partecipazione ai moduli formativi, siamo ancora in fase di monitoraggio considerando che sulla città di Torino sono ancora attivi 14 percorsi formativi e tutti gli altri si sono conclusi fra giugno e luglio scorsi.
 

 

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