Il progetto "Insieme si puņ" del Comune di Roma: riflessioni a un anno dall'avvio

di Margherita Bonessio - Responsabile del progetto, Comune di Roma
dicembre 2005

 

A partire da settembre 2004 l'Assessorato alle Politiche Sociali del Comune di Roma ha dato vita ad un progetto sperimentale, denominato Insieme si può, finalizzato a sostenere gli anziani accuditi a domicilio da assistenti familiari. L'iniziativa è nata dall'esigenza, comune ad altre città italiane, di attivare interventi di welfare che tengano conto, non solo dei problemi presenti in questo ambito, ma anche delle risorse che famiglie, anziani ed assistenti hanno attivato per rispondere a detti problemi.

Le azioni del progetto sono state:

- attivazione di un call-center per facilitare l'accesso al progetto e l'orientamento delle famiglie rispetto alle problematiche del lavoro di cura;

- pagamento per conto dell'anziano dei contributi INPS dell'assistente familiare per un periodo di 12 mesi, beneficio vincolato alla partecipazione del lavoratore al corso di formazione;
 
- corsi di formazione di 130 ore (90 in aula e 40 di attività pratiche) rivolti agli assistenti familiari, centrati sul lavoro di cura degli anziani non autosufficienti;

- possibilità per le famiglie di usufruire gratuitamente di interventi di sostituzione dell'assistente familiare impegnato nel corso di formazione;

- realizzazione nel marzo 2005 del Registro Cittadino degli Assistenti Familiari per Anziani, tramite l'elaborazione di Linee Guida (www.insiemesipuo.net) che definiscono i requisiti d'iscrizione, le modalità di gestione del registro, le caratteristiche della figura dell'assistente familiare e nuovi standard formativi;

- attivazione nel luglio 2005 di un servizio di supporto all'incontro domanda/offerta con l'obiettivo di facilitare alle famiglie la ricerca di personale formato e di promuovere l'inserimento lavorativo degli assistenti familiari iscritti al registro.

Alcune prime, parziali riflessioni possono essere sviluppate sulla base di questo primo anno di attività.

Fiducia e dipendenza
Le regole aiutano a delimitare il  campo delle aspettative ma non bastano per impostare e gestire il rapporto di lavoro tra assistente familiare ed anziano.

Il problema più grande per le famiglie è trovare una persona cui affidare un loro caro in condizioni di totale dipendenza e scarsa possibilità di controllo: "Mia madre è cieca e non capisce, io devo lavorare dalla mattina alla sera, mi potete indicare una persona di cui posso fidarmi completamente?" E' difficile per le famiglie accettare che, come in tutte le situazione di vita quotidiana, la fiducia è il prodotto di una relazione e richiede un investimento di tempo e disponibilità, in altre parole va costruita. Superato il momento di avvio del rapporto il problema della fiducia si pone, con la stessa rilevanza, per gli assistenti familiari che convivono con la persona assistita. Per loro è necessario imparare a gestire una relazione complessa in cui lo scambio è non solo strumentale ed economico ma anche di senso ed affettivo, con il rischio di essere  totalizzante se rapportato alla qualità di vita di una persona anziana non autosufficiente. Questo significa per l'assistente acquisire la capacità di negoziare le proprie richieste non solo con l'anziano ma anche con la famiglia, lavorare per ottenere il riconoscimento ed il sostegno ad un proprio spazio di vita quotidiano e di progetto che va oltre il rispetto delle ore di riposo. Le risposte concrete anche se parziali, date dalle famiglie a questo problema non mancano: la possibilità per l'assistente di ospitare i figli e di ricevere amici presso il domicilio dell'anziano, il supporto per le diverse pratiche amministrative, l'orientamento rispetto all'accesso ai servizi ed ai corsi di formazione, l'aiuto nell'apprendimento della lingua italiana. Dobbiamo ancora individuare modalità efficaci con cui i nostri sevizi possano facilitare il progetto di vita di queste persone, sia in rapporto alle esigenze di cura della famiglia di origine, che alla possibilità di trovare un alloggio e di avviare un percorso di sviluppo professionale.

Convivenza e lavoro nero
Il servizio di supporto all'incontro domanda/offerta è attivo da luglio 2005. Da questa breve esperienza emerge un dato da prendere seriamente in considerazione: la mancata rispondenza tra domanda ed offerta relativamente al lavoro in regime di convivenza (241 richieste a fronte di 10 disponibilità dei lavoratori).

Gli Assistenti Familiari stranieri iscritti al registro del comune sono in Italia con un permesso di soggiorno che consente un'attività lavorativa, questo significa che la maggior parte di loro ha anni di esperienza ed ha avviato un percorso di inserimento nel contesto sociale, modificando il progetto iniziale  "… Preferisco lavorare duro, anche 10 ore al giorno ma non vivere a casa dell'anziano, mi stanco di più ma la sera ho la mia vita". Di fatto il lavoro in regime di convivenza è una risorsa preziosa per i nuovi immigrati, che non hanno punti di riferimento nella città e spesso si prefigurano un progetto migratorio a breve termine. Molti di loro hanno un permesso di soggiorno per turismo altri sono entrati in Italia illegalmente, di conseguenza il rischio è che la partita relativa al lavoro in regime di convivenza, la più consistente e significativa per le famiglie, si giochi esclusivamente nell'illegalità alimentando un mercato nero che annulla il senso di azioni che intervengono su un contesto talmente  circoscritto da falsarne la validità.

Regole ed empowerment
In questo anno di sperimentazione, rispondere contemporaneamente ad entrambi i soggetti ci ha obbligato a porre una specifica attenzione a come impostavamo i nostri interventi.

L'universo del lavoro di cura privato viaggia ad una velocità che non è quella dell'amministrazione pubblica. L'assistente che ieri era disponibile oggi ha trovato un lavoro, chi ha chiesto di iscriversi al registro non può più partecipare al corso, la famiglia che cerca un assistente ha deciso per la casa di riposo, l'anziano che chiede il contributo ha perso l'assistente. Non solo. Come abbiamo già visto molti di questi scambi avvengono in grigio o nella piena illegalità. Sostenere il ritmo dei cambiamenti, individuare modalità di comunicazione efficaci e realizzare interventi utili  e nello stesso tempo garantire la corretta applicazione delle norme e la trasparenza e correttezza amministrativa, è una sfida difficile da sostenere. Operare esclusivamente in termini di regolazione e controllo (standard formativi/requisiti/ adempimenti contrattuali) comporta il rischio di ottenere l'effetto perverso di ridurre la punta dell'iceberg dell'emersione.

Per questo motivo, in questo primo anno si è cercato di porre attenzione all'ascolto delle difficoltà delle famiglie e degli assistenti per capire quali scelte operative  facilitassero uno sviluppo della qualità di vita e di lavoro delle persone coinvolte.

In particolare l'attivazione del registro ha richiesto un notevole impegno al fine di trovare un equilibrio tra ciò che realisticamente era possibile garantire ai cittadini e richiedere agli assistenti familiari, privilegiando una regolazione minima, che funzionasse come supporto alla scelta delle famiglie.

Nella stessa logica, l'approccio adottato per facilitare l'incontro della domanda e dell'offerta  non è stato quello di "sostituirsi" ma di "sostenere" i soggetti coinvolti. Il servizio si è posto l'obiettivo di fornire sia alle famiglie che agli assistenti familiari strumenti che li rendano più competenti nell'attivare una relazione di fiducia e scambi reciprocamente vantaggiosi. Operativamente si è quindi privilegiato, tramite una collaborazione con i patronati, la diffusione a monte delle informazioni relative all'assunzione e al contratto. L'indicazione data alle famiglie ed agli assistenti rispetto al colloquio di lavoro è stata quella di evitare richieste telefoniche di informazioni personali e di privilegiare come luogo dell'incontro la casa dell'anziano, perché in questo modo le informazioni si scambiano nell'ambito di una relazione e l'assistente familiare può comprendere le reali esigenze della persona da assistere e le condizioni di lavoro. Sempre con lo stesso obiettivo l'assistente viene aiutato a costruire un curriculum vitae di facile lettura per la famiglia, il curriculum diventa uno strumento, in mano all'assistente, che facilita il dialogo e offre l'opportunità al datore di lavoro di chiedere i riferimenti per verificare il lavoro pregresso.

Il modello organizzativo
Il progetto è stato realizzato dal Comune di Roma tramite la collaborazione con organismi del privato sociale (1). A ciascun organismo è stata affidata, tramite convenzione, la realizzazione di una parte del progetto ma, come già evidenziato, la specificità dell'iniziativa ed il suo carattere di sperimentazione richiedevano un coordinamento sul campo, capace di rimodulare le azioni in base all'andamento effettivo degli interventi ed alle risposte degli utenti. Per raggiungere questo obiettivo il tradizionale sistema di coordinamento "a contratto" risultava del tutto inadeguato, sia per la rigidità che per l'eccessiva dispersione delle informazioni, che avrebbe comportato la  difficoltà per l'amministrazione di apprendere dall'esperienza. Si è quindi optato per un sistema misto (gerarchia/mercato) realizzato tramite l'utilizzo di una sede comune dove realizzare le azioni  e l'individuazione e del responsabile del progetto in un dipendente del Comune. In questo modo è stato possibile attivare un processo di apprendimento reciproco, che ha reso più trasparente l'organizzazione del lavoro ed ha facilitato gli scambi di informazione e la presa di decisioni.
 
Le prospettive
In questi mesi il progetto del Comune di Roma è ad una svolta. Occorre utilizzare l'esperienza avviata per riprogettare gli interventi e costruire e consolidare una rete interistituzionale che permetta di valorizzare le diverse competenze e garantisca la rappresentanza dei differenti interessi dei soggetti coinvolti, non presidiabili da un'unica istituzione. Nello stesso tempo occorre non perdere di vista l'esigenza di aggregare le risposte fornendole nei luoghi e nei tempi dove sono più facilmente accessibili. Esigenza che diventa priorità quando, come nel nostro caso, il datare di lavoro è un anziano portatore di fragilità che richiedono attenzione e tutela.

L'esperienza di questi mesi ci ha fatto capire che quando le famiglie conoscono, non solo i costi mancati in termini di more e vertenze evitate, ma anche i benefici diretti ed indiretti di una corretta applicazione delle norme, sia per se stessi che per l'assistente familiare, e  non sono lasciate sole rispetto ad un carico burocratico che diventa sempre più insostenibile ma possono accedere ad informazioni e risposte fornite in modo aggregato e con  il supporto necessario, è minore la resistenza a farsi carico di responsabilità, adempimenti e costi del lavoro.

In particolare appare una priorità  la diffusione, in platee diverse da quelle tradizionali, della conoscenza non solo dei diritti e doveri dei lavoratori che svolgono lavoro di cura a domicilio, ma anche dei contenuti del lavoro e delle sinergie possibili, anche in termini di tutorato, con le famiglie e la rete dei servizi.

Nota:

(1) Gli organismi che hanno collaborato alla realizzazione del progetto sono l'Istituto Fernando Santi per la formazione, un A.T.I. con capofila l'Arciconfraternita del S.S. Sacramento e di S. Trifone per la gestione operativa del Registro, l'Auser Lazio per le azioni di comunicazione ed il Consorzio Solco per il call-center.

 
Appendice: i numeri della sperimentazione
  
CHI SI E' RIVOLTO AL SERVIZIO
- 4200 accessi telefonici
- 279 ANZIANI hanno presentato domanda di partecipazione al progetto (con l'assistente)
- 892 ASSISTENTI FAMILIARI hanno presentato: 
    279 domande di partecipazione al progetto (con l'anziano)
    465 domande di partecipazione ai corsi di formazione
    363 domande di iscrizione al Registro Assistenti Familiari  
- 506 ANZIANI hanno chiesto aiuto per trovare un assistente familiare

INTERVENTI REALIZZATI
- CALL CENTER attivo 5 giorni a settimana dal 1° sett. 2004
- 219 ANZIANI NON AUTOSUFFICIENTI INSERITI NEL PROGETTO
     sono in pagamento contributi INPS per € 261.250,00
     115 anziani hanno fruito di interventi di sostituzione per 10.496 ore
     43 anziani hanno usufruito di visite domiciliari dell'assistente sociale
- 247 ASSISTENTI FAMILIARI hanno frequentato CORSI DI FORMAZIONE
- 265 ASSISTENTI FAMILIARI sono ISCRITTI AL REGISTRO, di cui:
    122 occupati
    143 disponibili
- 313 COLLOQUI tra famiglie ed assistenti (incontro domanda/offerta)

SERVIZIO DI SOSTEGNO PER L'INCONTRO DOMANDA/OFFERTA (richieste pervenute nel  periodo  luglio - ottobre 2005)
506 RICHIESTE ANZIANI     > 143 ASSISTENTI DISPONIBILI
241 Convivenze                 > 10 Convivenze
142 Lungo orario               > 57 Lungo orario
76 Mezza giornata              > 65 Mezza giornata
27 Notte                           > 11 Notte
20 Brevi periodi                  > /

 

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