Formare le assistenti familiari: percorsi a confronto

di Giselda Rusmini - Istituto per la Ricerca Sociale, Milano
marzo 2009

 

I percorsi formativi per assistenti familiari, definiti a livello regionale, costituiscono un elemento importante per la regolazione del mercato privato di cura. Garantiscono un livello di competenza di base, assicurano la validità territoriale del titolo, offrono un percorso di crescita professionale.  
 
Le Regioni che hanno definito con precisione i termini e i contenuti del percorso formativo per le assistenti familiari sono 9: Toscana, Campania, Emilia-Romagna, Friuli Venezia Giulia, Liguria e recentemente il Lazio, la Valle d’Aosta, la Lombardia e le Marche.[1] L’analisi dei percorsi formativi regionali, qui proposta, si basa sulla normativa che li definisce e li regola [2] e sui riscontri disponibili (pochi ed informali) in merito alla realizzazione dei corsi. L’analisi è focalizza su alcuni aspetti: i requisiti di accesso e i criteri di selezione, la durata dei corsi, l’articolazione in ore di aula e ore di tirocinio, il riconoscimento dei crediti formativi, i contenuti dei corsi stessi. Un quadro sinottico di questi contenuti è presentatato nella tabella allegata (scarica qui la tabella).
 
Requisiti d’accesso e criteri di selezione. Maggiore età, permesso di soggiorno, conoscenza dell’italiano sono requisiti di accesso presenti quasi sempre. L’insegnamento della lingua non rientra fra le materie di studio dei corsi, essendo ritenuto un pre-requisito. Nel caso del Friuli Venezia Giulia, dell’Emilia-Romagna e della Lombardia la normativa prevede che l’accesso al corso possa essere preceduto da un modulo formativo/corso di lingua. La metà dei corsi  prevede una selezione sulla base della motivazione e dell’attitudine.
 
Durata. I percorsi formativi hanno una durata compresa fra 120 e 300 ore, comprensiva di momenti di formazione in aula ed esercitazioni pratiche.  I dati evidenziano una tendenza al contenimento della durata dei corsi e alla  strutturazione modulare:i percorsi formativi di Lazio e Lombardia, fra i più lunghi,presentano una durata “sdoppiata”: 120 e 300 ore il primo, 160 e 260 ore il secondo. La versione base del corso lombardo, inoltre, presenta una durata articolata in un modulo introduttivo di 40 ore ed uno “base” di 120 ore. Questo bisogno di riduzione della durata dei corsi, sembra giungere anche in contesti dove l’impegno richiesto ai frequentanti è contenuto, come in Emilia-Romagna: in alcuni comuni, infatti, vengono organizzati corsi brevi di 40 ore, che conferiscono crediti per il completamento del percorso di 120 ore previsto dalla Regione. 

Il contenimento della durata dei programmi formativi e l’articolazione modulare hanno lo scopo di favorire la partecipazione ai corsi: le ore dedicate alla formazione rappresentano, infatti, una sottrazione di tempo all’attività lavorativa. Questo costituisce, per l’assistente, una riduzione di reddito e (spesso) un motivo di attrito con l’anziano e la famiglia, che faticano a rinunciare anche solo per poche ore alle sue cure.
 
Crediti formativi. I crediti formativi si distinguono fra crediti in ingresso, che consentono l’abbreviazione del percorso sulla base di una valutazione delle competenze acquisite in campo formativo e/o lavorativo, e crediti in uscita, che permettono di abbreviare la durata di successivi percorsi di qualificazione (come quelli per ASA e OSS).
 
I crediti in ingresso possono essere limitati al numero di ore che il corso dedica alla pratica (è questo il caso della Toscana, dove le 80 ore di stage sono interamente riconosciute a coloro che possono documentare altrettante ore di lavoro regolare), oppure possono riguardare anche le ore di lezione in aula. L’abbreviazione dei percorsi, a seguito del riconoscimento di competenze già acquisite rappresenta sicuramente un incentivo alla formazione, soprattutto in considerazione della ridotta disponibilità di tempo delle assistenti familiari.
 
I crediti formativi in uscita sono riconosciuti dalla metà dei corsi regionali per assistenti familiari (Liguria, Lombardia, Friuli ed Emialia-Romagna). L’attribuzione dei crediti per l’accesso a corsi che portano a qualifiche superiori rappresenta un elemento importante per l’appetibilità dei corsi, soprattutto per le assistenti familiari che hanno progetti migratori di lungo periodo e intendono continuare il lavoro nel settore.
 
Contenuti. I percorsi formativi presentano differenti definizioni dei contenuti e diverse articolazioni in aree tematiche. La riconduzione a categorie omogenee porta ad individuare 4 macro-aree:
 
- Istituzionale: include lo studio della rete dei servizi socio-sanitari, delle figure professionali in essa operanti e della normativa in materia di assistenza socio-sanitaria.
 
- Contrattuale: comprende l’analisi dei diritti e doveri del lavoratore, della persona assistita e dei familiari, il CCNL Colf, la condizione giuridica dello straniero in Italia.
 
- Relazionale: accorpa lo studio della psicologia dell’anziano, le tecniche di comunicazione, le modalità relazionali, la gestione delle emozioni e la capacità di ascolto, la prevenzione e mediazione delle tensioni.
 
- Tecnico-operativa: include l’igiene della persona, la mobilizzazione (elementi di anatomia e fisiologia, tecniche di spostamento e sollevamento), la preparazione e la somministrazione dei cibi, la geriatria (studio delle patologie frequenti negli anziani), le nozioni di pronto soccorso, l’igiene domestica, il governo della casa (effettuare acquisti e sbrigare pratiche burocratiche).
 
L’analisi evidenzia una notevole omogeneità nei contenuti formativi. Gli elementi didifferenziazione riguardano l’area contrattuale e soprattutto l’area tecnico-operativa, in particolare lo studio della geriatria (ossia delle patologie più frequenti nella persona anziana, soprattutto quelle di tipo cognitivo) e del pronto soccorso, che rappresentano aspetti del lavoro di cura sui quali le assistenti familiari riferiscono di sentirsi più carenti.
 
Nel complesso, alcuni riscontri evidenziano la presenza di nodi critici nella formazione delle assistenti familiari:
  1. Elevati abbandoni: conciliare la formazione con l’impegno richiesto dal lavoro di cura non è facile: da un latole donne occupate come assistenti familiari hanno poco tempo per frequentare le lezioni, dall’altro le famiglie hanno difficoltà (e scarso interesse) a rinunciare anche solo per qualche ora alla presenza dell’assistente.
     
  2. Ridotta adesione da parte delle donne con progetti migratori di breve periodo: chi è maggiormente interessate ad intraprendere un percorso formativo sono le donne con progetti di lungo periodo, in particolar modo quelle che aspirano a lavorare in strutture come case di riposo e ospedali. Questo significa che la frequenza ai corsi può essere favorita dal riconoscimento di crediti formativi che consentano sviluppi successivi.
     
  3. Il rischio – o l’opportunità, a seconda dei punti di vista – che la formazione incentivi un cambio del settore lavorativo: ossia che le assistenti proseguano il loro percorso di formazione passando ad altra qualifica professionale (ASA, OSS), transitando al sistema dei servizi pubblici. Si riproduce, così, un lavoro privato di cura scarsamente qualificato.

 
Non va inoltre dimenticato che l’accesso alla formazione è possibile solo per le assistenti familiari regolarmente soggiornanti in Italia (Costa 2008). Sono quindi escluse dagli interventi di qualificazione le assistenti irregolari, che secondo recenti stime rappresentano oltre un terzo del totale (Pasquinelli e Rusmini, 2008). Si evidenzia, pertanto, la necessità di una maggiore coerenza tra gli interventi regionali di regolazione del mercato privato e le politiche nazionali per l’immigrazione.


Bibliografia

Costa G. (2008), Regolazione del mercato privato di cura e forme di “cinismo istituzionale”, in www.qualificare.info n. 12, febbraio.

Pasquinelli S., Rusmini G. (2008), Badanti: la nuova generazione, Dossier di ricerca, in: www.qualificare.info , area download.

Regione Campania, DGR 2843 del 2003.

Regione Emilia-Romagna, DGR 924 del 2003.


Regione Friuli Venezia Giulia, DGR 1232 del 2004.
 
Regione Lazio, DGR 609 del 2007.

Regione Liguria: DGR 287 del 2006.

Regione Lombardia, Decreto Dirigenziale 15243 del 2008.

Regione Toscana, Decreto Dirigenziale 6219 del 2006.

Regione Valle d’Aosta, DGR 142 del 2008.




[1]
La Sardegna ha istituito un registro delle assistenti familiari, gestito a livello di ambito, cui è possibile accedere avendo frequentato un corso di 200 ore; i corsi, tuttavia, non ancora avviati. Il Veneto, con la DGR 3825 del 2007 (All. C), si è impegnata a definire un “percorso tipo” per la formazione delle assistenti familiari. E’ in discussione un modello formativo di 100 ore. L’Umbria, con la LR 28 del 2007, si impegna promuove iniziative di qualificazione delle assistenti familiari, individuando la durata, le modalità e il contenuto dei programmi di formazione. In Piemonte si tengono da alcuni anni corsi di formazione per assistenti familiari, sulla base del 1° modulo del percorso formativo OSS. Non esiste, tuttavia, un atto normativo che disciplina la formazione delle assistenti familiari (è attualmente in corso di discussione). In altre Regioni sono in atto sperimentazioni di qualificazione del lavoro di cura (ad esempio in Abruzzo o in Basilicata, dove nella LR 4/2007 si parla della necessità di qualificare il lavoro di cura), ma non è strato ancora delineato un profilo professionale e/o un percorso formativo standard a livello regionale.

[2] Toscana: Decreto Dirigenziale 6219 del 2006; Campania: DGR 2843 del 2003; Emilia-Romagna: DGR 924 del 2003; Friuli Venezia Giulia: DGR 1232 del 2004; Liguria: DGR 287 del 2006; Lazio: DGR 609 del 2007; Valle d’Aosta: DGR 142 del 2008; Lombardia: Decreto Dirigenziale 15243 del 2008; il percorso formativo della Regione Marche, definito all’inizio di febbraio 2009, è escluso dall’analisi in quanto l’atto normativo che lo regola non era disponibile al momento della stesura di questa analisi.

 

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