Il nuovo contratto colf: che cosa cambia

di Sergio Pasquinelli e Giselda Rusmini - Istituto per la Ricerca Sociale
febbraio 2007

 

E' stato raggiunto l'accordo, dopo quasi due anni di ritardo, sul nuovo contratto colf da parte di Fisascat Cisl, Filcams Cgil, Uiltucs Uil, Fidaldo e Domina.
L'ultima versione del contratto è a disposizione in download sulla home page della newsletter (sarà sostituita, appena possibile, dalla versione definitiva). Queste le principali novità.

Aumentano le categorie. Il nuovo contratto riconosce finalmente il profilo di assistente familiare. Prevede 4 livelli, a ciascuno dei quali corrisponde una categoria super in cui rientrano coloro che si occupano della cura delle persone. Gli addetti all'assistenza vengono inquadrati in maniera differente, all'interno delle 4 categorie super, sulla base dell'attività svolta e del loro grado di formazione.

Secondo Ramona Campari, segretaria nazionale della Filcams Cgil, l'aumento delle categorie rappresenta il passaggio chiave di questo contratto: "se prima le assistenti familiari venivano, nella maggioranza dei casi, inquadrate al 2° livello, ora possono essere inquadrate a 4 livelli differenti. La descrizione delle mansioni maggiormente articolata permette un più corretto inquadramento del lavoratore".

Aggiunge Massimo Faracci, esperto in problemi del lavoro: "questa migliore articolazione rende possibile un più preciso riconoscimento anche a livello economico, dato che le retribuzioni saranno strettamente correlate al mansionario. Tutto ciò conferisce una maggiore dignità alla figura dell'assistente familiare".

Aumento dei minimi retributivi. Il vecchio contratto prevedeva  per i lavoratori di 2° livello (al quale sono frequentemente inquadrate le assistenti familiari conviventi) una retribuzione minima pari a 563 euro, il nuovo contratto prevede un minimo di 850 euro mensili, per personale non formato, e di 1.050 euro per il personale qualificato. L'aumento sarà del 50% a marzo di quest'anno, il rimanente da gennaio 2008. 

Orario ridotto per il regime di convivenza. Il nuovo contratto prevede la possibilità di assumere il personale addetto alla cura di anziani autosufficienti, in regime di convivenza, con orario ridotto a 30 ore lavorative settimanali. Il contratto, di fatto, può anche prevedere un orario inferiore alle 30 ore, ma la paga deve, in ogni caso, essere pari a quella prevista per le 30 ore.

Introduzione del lavoro ripartito (job sharing). Viene recepito l'istituto contrattuale del job sharing, introdotto dalla Legge Biagi, che prevede l'assunzione di due lavoratori per la medesima obbligazione contrattuale. Questo significa che per assistere un anziano sarà possibile assumere due persone che si alternano nell'attività di cura. Come evidenzia Faracci "questa innovazione comporta una notevole flessibilità per i due lavoratori, e una messa in chiaro delle sostituzioni, che prima erano spesso irregolari".

Cassa malattia. E' stato firmato l'impegno di dare vita, entro aprile, alla Cassa malattia colf. Si tratta di un impegno importante. La contribuzione versata all'ente previdenziale non dà attualmente diritto ad una indennità di malattia erogata dall'Inps. Sono solo previsti periodi di conservazione del posto di lavoro. La costituzione della Cassa malattia Colf prevede una piccola trattenuta nella busta paga del lavoratore e un versamento da parte del datore di lavoro, che permetteranno, in caso di malattia, l'erogazione di prestazioni da parte dell'Inps.

Che cosa non cambia? Al rinnovo del contratto non si è accompagnata una revisione dei contributi previdenziali Inps, in quanto il contratto è una disciplina di accordo tra soggetti collettivi, mentre la definizione dei contributi avviene per via legislativa. Il tema della revisione delle aliquote contributive è oggetto di confronto tra gli enti firmatari, l'Inps e il Ministero del Lavoro. Si tratta di un nodo evidentemente cruciale ai fini della emersione del lavoro nero. E' in discussione una modifica dei meccanismi contributivi, dato che attualmente i contributi previdenziali danno uno scarso "ritorno" sia al lavoratore che al datore di lavoro.

"Al contributo previdenziale deve corrispondere una prestazione. Oggi (vedi il caso della malattia) non è così - precisa Ramona Campari. Parallelamente occorre aumentare la possibilità di detrazione delle spese dalle tasse, oggi ancora molto limitata" (la Finanziaria 2007 ha stabilito un tetto fino a 2.100 euro di spesa, di cui è possibile detrarre il 19%).

 

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