L'incontro tra domanda e offerta: l'esperienza del Comune di Bologna

di Castore Arata - Responsabile Sportelli comunali per il Lavoro, Comune di Bologna
aprile 2007

 

Il progetto speciale "Sportelli comunali per il Lavoro" nasce nel 2005 con l'intento di rafforzare l'intervento pubblico per l'impiego nel territorio del Comune di Bologna ed è definibile come un obiettivo qualificante di questo mandato amministrativo. Attualmente operano 2 sportelli comunali per il lavoro (nei quartieri di San Donato e di Borgo Panigale), mentre l'apertura del terzo sportello è prevista a breve.

La fonte che legittima l'operatività degli Sportelli comunali per il Lavoro è un Accordo attuativo sottoscritto fra Provincia e Comune di Bologna. Con questo atto non solo si accredita il Comune di Bologna ad operare sul mercato del lavoro per favorire l'incontro fra domanda e offerta, ma si stabilisce una modalità di integrazione operativa fra gli Sportelli comunali per il Lavoro e la rete dei Centri provinciali per l'impiego.

Ciò significa non solo che sul territorio del Comune di Bologna operano, in ragione di delimitazioni territoriali concordate, sia un Centro per l'impiego che gli sportelli comunali per il lavoro, ma che le funzioni offerte da questi servizi sono in larga parte le stesse (accoglienza, presa in carico, ricerca attiva, auto consultazione, invio a percorsi formativi e a servizi specialistici, preselezione, incrocio domanda/offerta).

Qual è allora il valore aggiunto che gli Sportelli comunali per il Lavoro possono esercitare nei confronti di un'utenza che è ancora prevalentemente costituita da persone in cerca di lavoro e da imprese? Quale ruolo potrebbero avere nel favorire l'incontro domanda/offerta del lavoro di cura fra famiglie e assistenti familiari?
Sicuramente il decentramento in quartiere dei servizi pubblici per l'impiego favorisce l'accesso dell'utenza al servizio, in un'ottica di prossimità.

In secondo luogo la capacità di rapportarsi con i servizi sul territorio che agiscono nel campo dell'assistenza sociale, sia pubblici che privati, può determinare una "specializzazione", ovvero una migliore focalizzazione sulla domanda e sulle esigenze che il territorio stesso (e chi lo amministra) esprime. Ciò potrebbe portare a processi di "fidelizzazione" dell'utenza, incentivare una maggiore e migliore integrazione di servizi a beneficio delle fasce più deboli della popolazione.

Tutto ciò porta ad individuare gli Sportelli comunali per il Lavoro come punti di riferimento ottimali per le famiglie e per chi cerca lavoro come assistente familiare.

La nostra partecipazione al progetto Madreperla 2 ha trovato motivazione a partire da questi presupposti. Abbiamo attivato una sperimentazione centrata sulla valutazione delle competenze delle assistenti domiciliari che puntasse a evidenziare la consistenza dei requisiti richiesti e l'efficacia dei percorsi di formazione conseguiti (per poi presumere la fase conseguente dell'incrocio con l'offerta di lavoro della famiglia).

Considerando l'articolazione organizzativa peculiare dei servizi pubblici locali nel contesto bolognese, "l'attività specifica di colloqui di accertamento di competenze", ovvero la valutazione sulle "…capacità della donna di orientarsi nel contesto istituzionale e in merito alla comunicazione e relazione con riferimento al lavoro di cura e assistenziale svolto a domicilio..", è stata svolta prevalentemente dalle operatrici degli Sportelli comunali per il Lavoro.

Si è trattato di svolgere la sperimentazione in due fasi successive:
1. Acquisire una piena conoscenza del modello di analisi di competenze proposto dalla consulenza di progetto
2. Sperimentare questo "modello" in colloqui di presa in carico di lavoratrici, per valutare il loro grado di occupabilità presso una famiglia che richiede assistenza e cura di un anziano non autosufficiente o di un disabile

La valutazione che abbiamo ricavato dall'esperienza effettuata ci porta a dire che:

• è stato possibile affinare sia a livello metodologico che a livello di contenuti le competenze utilizzate dalle operatrici degli Sportelli per la conduzione dei colloqui di presa in carico;

• sono stati suggeriti strumenti utili (griglia) per fare una puntuale valutazione delle competenze relative al profilo di assistente familiare;

• è stato possibile verificare l'importanza di una più attenta esplorazione e valutazione delle condizioni di vita e delle risorse personali delle assistenti stesse. La valutazione di questo aspetto ha grande rilevanza per un  profilo professionale che presuppone un impatto forte sulla effettiva disponibilità lavorativa (disponibilità richiesta di 24 ore su 24, gestione di particolari patologie fisiche e psichiche, etc);

• nei colloqui si teneva in considerazione una possibile duplice esigenza delle assistenti familiari: ricollocarsi nel settore di cura con lo stesso profilo o con il profilo di OSS, in seguito ad una integrazione di formazione, oppure riorientarsi verso la definizione di un nuovo progetto professionale. Quando questa seconda ipotesi si è affacciata, sono stati offerti gli strumenti normalmente utilizzati dalle nostre operatrici (presa in carico e eventuale invio a attività specialistiche);

• l'unica criticità emersa è rappresentata dal fatto che la sperimentazione non contemplava un confronto con gli effettivi bisogni e richieste delle famiglie.

Riteniamo pertanto utile proseguire nella direzione indicata dalla sperimentazione,  valorizzando gli aspetti positivi e superando le criticità.

In conclusione vorrei ricordare che:

1.  l'incrocio domanda/offerta non può prescindere da un rapporto con le famiglie che richiedono le assistenti familiari. Sicuramente, la possibilità di offrire un servizio pubblico che favorisca una preselezione del personale a partire da una valutazione di competenze è fonte di garanzie e maggiore sicurezza per le famiglie. Così come un'assistenza mirata agli aspetti contrattuali può facilitare i rapporti di lavoro ed evitare conflitti. Pur tuttavia il ricorso a forme di lavoro irregolari da parte delle famiglie dipende spesso da situazioni di effettiva difficoltà, anche di natura economica, che vanno fatti emergere ed affrontati con interventi mirati di assistenza alle famiglie (sostegno alla domanda);

2.  l'efficacia dell'azione rivolta a favorire l'incontro fra domanda e offerta si può affermare pienamente in presenza di una normativa sull'immigrazione che consenta percorsi di regolarizzazione finalizzati al lavoro di cura in famiglia;

3.  l'incrocio domanda/offerta di lavoro fra famiglie e assistenti familiari deve rappresentare un tratto distintivo dei servizi pubblici per l'impiego. Occorre che l'esperienza di Madreperla 2 venga pienamente recepita dalla Regione Emilia Romagna e dalle Province anche per quanto riguarda l'adeguamento del Sistema Informativo Lavoro. 

 

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