Ricerche

Settore socio sanitario e della cura e flussi migratori
Lo studio “Welfare e immigrazione. Impatto e sostenibilità dei flussi migratori diretti al settore socio-sanitario e della cura”, realizzato dal Cespi, a cura di Flavia Piperno (scaricabile dal sito www.cespi.it), offre una riflessione sulle dinamiche che verranno innescate, sul medio e lungo termine, dal ricorso a manodopera straniera per soddisfare la crescente domanda di servizi assistenziali.
Fra le principali evidenze dello studio, che si basa su una consultazione con esperti, policymakers e amministratori locali, la diffusa preoccupazione rispetto alla possibilità che si verifichi un divario tra domanda e offerta di lavoro per infermieri e assistenti familiari per non autosufficienti in regime di co-residenza, sia sul medio che sul lungo termine. Affidare l’offerta di welfare all’incontro tra domanda e offerta di lavoro nell’ambito di un mercato globale può avere inoltre, secondo gli studiosi, un impatto contraddittorio sui sistemi di welfare, sia nel nostro paese che in quelli di emigrazione, e andare incontro a limiti di sostenibilità. Il rapporto sottolinea, da questo punto di vista, l’assenza idi un dibattito, in Italia, circa la sostenibilità del modello di welfare che viene creandosi.

Terzo rapporto INPS sulla situazione lavorativa e previdenziale degli stranieri in Italia
Per le donne straniere che lavorano nel nostro paese persiste una "segregazione occupazionale”: nel 45,5% dei casi trovano infatti lavoro come addette al lavoro domestico e allacura alla persona, una situazione che non valorizza il loro bagaglio formativo e professionale. Questo è uno dei dati contenuti nel Terzo rapporto dell'Inps sulla situazione lavorativa e previdenziale degli stranieri in Italia. Gli archivi Inps attestano inoltre che nel settore domestico rimane rilevante l"impatto del lavoro nero: molti stranieri fanno scarso affidamento sui contributi previdenziali per privilegiare il guadagno netto e immediato, ma il più delle volte sono le famiglie che scelgono di non regolarizzare le badanti che lavorano nelle loro case. L’Inps sottolinea inoltre come il rapporto di lavoro domestico nel 86% venga contrattualizzato per una fascia oraria di 30 ore settimanali, dato che risulta incoerente rispetto all’elevato numero di assistenti domestici e familiari, occupati a tempo pieno.
Rispetto all’assistenza domiciliare l’Istituto denuncia inoltre una sorta di “fenomeno carsico”, per cui i lavoratori vengono dichiarati al momento dell’assunzione per poi non essere più coperti dai versamenti contributivi e scomparire dagli archivi. Il fenomeno è stato particolarmente evidente nel 2004, anno in cui il numero dei lavoratori registrati all’Inps è sceso – in contrasto con l’andamento effettivo – di 34.000 unità rispetto all’anno precedente e ancor di più rispetto alla grande regolarizzazione del 2002. Uno studio dell’Inps di dicembre 2004 ("Immigrazione e collaborazione domestica") aveva stimato che, sommando alle 137.000 collaboratrici familiari immigrate assicurate nel corso del 2002 le 348.764 domande per regolarizzazione nel settore domestico, si arrivava già allora a circa mezzo milione di addetti. Venendo meno la regolarità contributiva, ne deriva un serio pregiudizio alla stabilità del soggiorno e ai benefici che ne derivano.
Scarica qui il rapporto

Immigrazione irregolare in Italia: le stime dell’ISMU
La Fondazione ISMU, che dall’inizio degli anno ’90 studia i fenomeni migratori in Italia, ha calcolato che nel 1990 tra gli immigrati prevalevano gli irregolari (473mila) sui regolari. In termini assoluti, le massime presenze irregolari si sono presentate nel 2002 (750mila, poi in buona parte “sanate” dalla legge “Bossi-Fini” appena successiva) e quattro anni dopo nel 2006 (760mila, poi in buona parte “sanate” tra l'ampio decreto-flussi di quell'anno e l’entrata nell’area comunitaria di Romania e Bulgaria). In questi casi, comunque, gli irregolari rappresentavano non più di un terzo e non più di un quinto della popolazione immigrata complessiva. A inizio 2008, l’Ismu ha stimato in 651mila gli immigrati irregolari in Italia — terzo valore storicamente più elevato a livello assoluto e in crescita rispetto ai 349 mila di dodici mesi prima — per un’incidenza dell'irregolarità del 15% sulla presenza straniera complessiva.
Da: Newsletter Ismu 

L’immagine degli anziani in Europa
Quali le ripercussioni dell'invecchiamento sul futuro della società? Quali sfide si prospettano nel confronto intergenerazionale? Il tema è al centro del sondaggio Eurobarometro Flash, promosso dalla Commissione europea in occasione della Giornata della solidarietà tra le generazioni. Dall'indagine emerge che la stragrande maggioranza degli europei ha un'immagine positiva degli anziani: solo il 14% degli intervistati ritiene che essi siano un peso per la società e molti iriconoscono il contributo degli anziani alla società, attraverso l'aiuto finanziario a figli e nipoti e il coinvolgimento nel volontariato. Il 49% degli europei ritiene che i governi dovrebbero aumentare le risorse a disposizione per l'assistenza delle persone anziane. Rispetto ai rapporti tra le generazioni, più dei due terzi degli europei ritengono che i giovani e gli anziani non siano d'accordo su ciò che è meglio per la società e una parte dei cittadini (43%) ritiene che il processo decisionale politico sottovaluti le esigenze dei giovani, a causa dell'invecchiamento del corpo elettorale. Riguardo al futuro, in molti vedono nero: il 58% crede, infatti, che gli stati non saranno più in grado di pagare le pensioni e le cure per gli anziani nei prossimi decenni.
Da: Centro Maderna
 

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